Le lezioni del laboratorio di
metodologia e tecnica del gioco e
dell’animazione si sono svolte in un clima decisamente giocoso.
Infatti, nel laboratorio
abbiamo sperimentato noi stessi, futuri educatori, il gioco come forma di
educazione e come modalità per raccontare e per raccontarsi.
Noi studenti, ci siamo
raccontati attraverso una modalità virtuale: ogni settimana dovevamo svolgere
delle missioni, che avevano una scadenza, e dovevamo pubblicarle su un apposito
blog (Giocare in Unimol) creato dal professor Bruni e a cui noi facevamo
riferimento.
Anche noi abbiamo aperto un
blog personale su cui dovevamo pubblicare le missioni.
L’apertura del blog è stata la
prima missione, che ci ha dato 500 punti di partenza. Personalmente, già da
questa missione ho compreso che avrei imparato molto del mondo virtuale da
questo laboratorio, mondo che per me era un po’ ‘ignoto’; infatti, non avevo
mai aperto un blog.
Sempre durante la prima
lezione, abbiamo svolto, a gruppi, un gioco di socializzazione: il gioco dell’oca
in versione gioco della vita, in cui ogni casella ci permetteva di raccontarci.
Questo gioco ha ‘rotto un po’ il ghiaccio’ e ci ha permesso di socializzare.
Durante le lezioni successive
il professore ci ha permesso di socializzare con il mondo della creatività e
della fantasia, importantissime nei GIOCHI, prendendo spunto anche un po’ da
Gianni Rodari e dalla sua Grammatica
della fantasia. Infatti, ci siamo impegnati a creare anagrammi (con il
proprio nome), acrostici (con la sigla Unimol) e racconti (seguendo il criterio
del binomio fantastico).
Io apprezzo molto Rodari e
quindi mi sono divertita tanto. Non c’e niente di più bello che provare in
prima persona ciò che poi si farà sperimentare ai bambini. Infatti, credo che
una maestra debba auto educarsi per poter educare autenticamente.
In seguito, durante una lezione
il professore ci ha proposto qualcosa di molto interessante: durante la lezione
sul computer del professore scorrevano foto antiche di persone che non
conoscevamo, ‘vecchie’ di un secolo … Cosa succedeva? Bhè, avevamo a che fare
con le empatie digitali … Il professore ci stava facendo vedere le persone di
diversa epoca in cui ci saremmo dovuti immedesimare!
Ognuno di noi ha scelto una
foto e la missione consisteva nell’immaginare ciò che quelle persone stavano
sentendo o pensando nel momento in cui la macchina fotografica ha immortalato
per sempre la loro immagine, portandola fino a noi … È stata una missione
davvero interessante … provare ad estraniare se stessi per far diventare se
stessi l’altro, lo ‘straniero’.
Nelle lezioni successive, il
professore ci ha illustrato i vari tipi di giochi (cooperativi, di
presentazione, vitalizzanti, di conflittualità).
In aula, abbiamo sperimentato
un gioco di conflittualità, che consisteva in un confronto tra gruppi, modulato
dall’altezza delle voci; in aula ci siamo divisi in due gruppi, quello molisano
e quello pugliese e attraverso dei referenti abbiamo creato una pseudo – lite,
sul tema della presenza pugliese nell’unimol … È stato un gioco davvero divertente
e abbiamo riso tanto … Penso a quanto potrebbero divertirsi i bambini, dato che
noi ci siamo divertiti così tanto.
In seguito, nelle altre lezioni
abbiamo visto come si può giocare con le linee e i puntini, creando immagini e
figure davvero belle … sull’esempio del grande Munari.
Nelle ultime lezioni ci siamo
presentati scrivendo di noi stessi in modo breve, chiaro e anche divertente sul
nostro blog e su quello del laboratorio … E credo che dopo questo laboratorio
abbiamo scoperto qualcosa in più di noi stessi … la nostra parte più giocosa e
divertente!
Pertanto, penso che questo
laboratorio sia stato molto interessante, proprio per aver permesso a noi
futuri educatori di sperimentare il gioco, cogliendo tanti aspetti di esso,
come la creatività, la fantasia, la narratività e infine la possibilità, di cui
nessuno potrà mai privarci, di sentirci un po’ bambini e di sorridere …
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