giovedì 31 gennaio 2013

ANALISI GIOCHI


Ho deciso qui di seguito di analizzare più giochi, prendendo spunto da Grammatica della fantasia e da alcuni articoli di una famosa rivista femminile Donna moderna, che pubblica ogni due, tre settimane pagine dedicate ai bambini, che io conservo con cura.

L’indovinello
L’indovinello è un esercizio di logica e di immaginazione. Si costruisce in tre fasi: lo straniamento (definire l’oggetto per quello che è), l’associazione e comparazione (la definizione si presta ad aperture, per via d’immagini, ad altri significati), la metafora finale e l’attribuzione di una forma attraente alla definizione misteriosa, ad esempio formulandola in versi.
Lo straniamento è un momento essenziale, poiché rende possibili le associazioni meno banali e permette lo scatto delle metafore più sorprendenti.
Ai bambini piacciono tanto gli indovinelli perché rappresentano la forma concentrata, quasi emblematica, della loro esperienza di conquista della realtà. Per un bambino il mondo è pieno di oggetti misteriosi, di avvenimenti incomprensibili, di figure indecifrabili. La loro stessa presenza nel mondo è un mistero da chiarire, un indovinello da risolvere, girandogli attorno con domande dirette o indirette. La conoscenza avviene, spesso, in forma di sorpresa. Di qui il piacere di provare in modo disinteressato, per gioco, o quasi per allenamento, l’emozione della ricerca e della sorpresa.
Ha a che fare con il gusto degli indovinelli anche il gioco di nascondersi, che però ha un diverso contenuto principale: quello di rivivere, per prova, la paura di essere abbandonato, di essere perduto. O di perdersi.
In queste sfide s’irrobustisce il senso di sicurezza del bambino, la sua capacità di crescere, il suo piacere di esistere e di conoscere.

A livello didattico, sarebbe molto interessante proporre degli indovinelli ai bambini sia di una scuola primaria che di una dell’infanzia e poi costruirli insieme (lavoro più adatto a una scuola primaria). In questo modo i bambini imparano anche a definire la realtà, appropriandosi con divertimento della conoscenza.

Il falso indovinello
Il falso indovinello è quello che contiene già, in un modo o nell’altro, la sua risposta.

Un signore di nome Osvaldo
Andò in Africa e sentì caldo.
Si domanda: aveva caldo così
Perché era nato a Forlì
O perché si chiamava Osvaldo?

Il signor Osvaldo aveva caldo perché stava in Africa, luogo antonomastico delle alte temperature.
Rodari afferma che questo esercizio è molto educativo, perché nella vita molte volte, per trovare la risposta giusta, bisogna saper sfuggire alle false alternative.

Il gioco del cantastorie
I bambini, a turno, salgono su una predella come su una specie di tribuna e raccontano ai loro compagni, accoccolati sul pavimento, una storia di loro invenzione, partendo da una parola suggerita dalla maestra. Quest’ultima trascrive la storia, e il bambino sta bene attento che lo faccia senza nulla dimenticare o cambiare. Pi il bambino stesso illustra la sua storia con una grande pittura.
La mente in questo gioco reagisce alle sue stesse immagini, giudicandole, governando le loro associazioni con il contributo di tutta la loro piccola personalità in azione.

Io proporrei questo gioco nella scuola dell’infanzia, però lo chiamerei CANTAIMMAGINI con i libri.
Nella scuola dell’infanzia, i bambini guardano i libri e la loro attenzione viene catturata dalle immagini, poiché la non conoscenza delle lettere e della parola comporta che la parte scritta del libro per loro non sia degna di attenzione, ma è normalissimo.
Quando guardano le immagini, i bambini immaginano cosa quel libro vuole dire e a volte si lasciano andare con la fantasia.

Durante il tirocinio in una scuola dell’infanzia di Isernia, ho preso dei libri ad alcuni bambini e li sfogliavamo, Ad un certo punto un bambino di tre anni mi ha detto che lui avrebbe raccontato una storia. Naturalmente non sapeva leggere e quindi lo avrebbe fatto guardando le immagini. Il libro raccontava la storia di Dumbo,
Il bambino, guardando le immagini stava raccontando una storia del tutto diversa, inventata da lui pagina dopo pagina, in base alle immagini che visualizzava e il bello era che creava neologismi davvero simpatici …

Per cui io proporrei il CANTAIMMAGINI nella scuola dell’infanzia.
 Il bambino sale su un tavolino e i bambini si dispongono su una morbida coperta. La maestra propone un immagine al bambino chiedendogli di raccontare una storia basata su quell’immagine, che potrebbe essere anche il disegno di un altro bambino. Il bambino che è sul tavolino inizia la storia. La maestra durante il racconto potrebbe introdurre anche altre immagini, stimolando così ulteriormente la fantasia e il pensiero logico.

Il girotondo
Semplice, ma dal significato profondo. Ci si prende per mano e si crea un cerchio, la forma di un piccolo mondo. Si gira, a ritmo della filastrocca, poi ci si ferma, le mani si staccano e si conclude con allegria. Il girotondo piace tanto ai più piccoli perché risponde ai loro bisogni profondi. Come quello di essere inclusi in un cerchio, simbolo archetipico di unità, dove tutti sono importanti allo stesso modo e fanno gruppo.
E poi si può partecipare a una storia con il corpo, la mente e le emozioni. E, alla fine, quando si sciolgono le mani, si torna a essere individui, ma più felici.

La tana
Sotto il tavolo o dietro il divano: dai due anni i bambini adorano rifugiarsi in un angolo segreto, magari in compagnia del peluche preferito. È un gioco che esprime il naturale bisogno dei piccoli di avere uno spazio che li contenga e protegga. Perché, mentre iniziano a esplorare il mondo e non sono più in simbiosi con il corpo della mamma, desiderano crearsi un caldo rifugio, uno spazio privato diverso da quello pubblico, sociale. Un po’ come noi adulti che, tra gli impegni della giornata, cerchiamo di trovare un momento tutto per noi. É una pausa rigenerante, che aiuta il bambino a mettere a fuoco la propria identità.


La caccia al tesoro
Piace ai piccolini che come Pollicino inseguono i sassolini per trovare la strada. È uno dei giochi più completi, perché ci sono la fisicità della corsa, l’intuito, la ricerca delle cose che uno non sa e deve andare a cercare. Ci sono anche l’intelligenza, la capacità logica, il pensiero laterale. E infine c’è l’emozione:l’attesa della busta da aprire, la gioia nello scoprire nello scoprire un indizio, il fatto di mettersi alla prova, la speranza di trovare il tesoro. Inoltre, la caccia presuppone collaborazione e lealtà.

L’aquilone
Per i bambini è l’icona della gioia e della libertà, il gioco dell’estate, quando il cielo è blu e solcato appena da qualche nube. Anche se i cinesi fin dall’antichità l’hanno usato come arma militare e come oggetto legato a una simbologia, l’aquilone rimane uno dei giochi preferiti dai bambini.
Farlo volare ed essere in grado di controllarlo per i bambini è una grande soddisfazione.



Resoconto lezioni


Le lezioni del laboratorio di metodologia e tecnica del gioco  e dell’animazione si sono svolte in un clima decisamente giocoso.
Infatti, nel laboratorio abbiamo sperimentato noi stessi, futuri educatori, il gioco come forma di educazione e come modalità per raccontare e per raccontarsi.
Noi studenti, ci siamo raccontati attraverso una modalità virtuale: ogni settimana dovevamo svolgere delle missioni, che avevano una scadenza, e dovevamo pubblicarle su un apposito blog (Giocare in Unimol) creato dal professor Bruni e a cui noi facevamo riferimento.
Anche noi abbiamo aperto un blog personale su cui dovevamo pubblicare le missioni.
L’apertura del blog è stata la prima missione, che ci ha dato 500 punti di partenza. Personalmente, già da questa missione ho compreso che avrei imparato molto del mondo virtuale da questo laboratorio, mondo che per me era un po’ ‘ignoto’; infatti, non avevo mai aperto un blog.
Sempre durante la prima lezione, abbiamo svolto, a gruppi, un gioco di socializzazione: il gioco dell’oca in versione gioco della vita, in cui ogni casella ci permetteva di raccontarci. Questo gioco ha ‘rotto un po’ il ghiaccio’ e ci ha permesso di socializzare.
Durante le lezioni successive il professore ci ha permesso di socializzare con il mondo della creatività e della fantasia, importantissime nei GIOCHI, prendendo spunto anche un po’ da Gianni Rodari e dalla sua Grammatica della fantasia. Infatti, ci siamo impegnati a creare anagrammi (con il proprio nome), acrostici (con la sigla Unimol) e racconti (seguendo il criterio del binomio fantastico).
Io apprezzo molto Rodari e quindi mi sono divertita tanto. Non c’e niente di più bello che provare in prima persona ciò che poi si farà sperimentare ai bambini. Infatti, credo che una maestra debba auto educarsi per poter educare autenticamente.
In seguito, durante una lezione il professore ci ha proposto qualcosa di molto interessante: durante la lezione sul computer del professore scorrevano foto antiche di persone che non conoscevamo, ‘vecchie’ di un secolo … Cosa succedeva? Bhè, avevamo a che fare con le empatie digitali … Il professore ci stava facendo vedere le persone di diversa epoca in cui ci saremmo dovuti immedesimare!
Ognuno di noi ha scelto una foto e la missione consisteva nell’immaginare ciò che quelle persone stavano sentendo o pensando nel momento in cui la macchina fotografica ha immortalato per sempre la loro immagine, portandola fino a noi … È stata una missione davvero interessante … provare ad estraniare se stessi per far diventare se stessi l’altro, lo ‘straniero’.
Nelle lezioni successive, il professore ci ha illustrato i vari tipi di giochi (cooperativi, di presentazione, vitalizzanti, di conflittualità).
In aula, abbiamo sperimentato un gioco di conflittualità, che consisteva in un confronto tra gruppi, modulato dall’altezza delle voci; in aula ci siamo divisi in due gruppi, quello molisano e quello pugliese e attraverso dei referenti abbiamo creato una pseudo – lite, sul tema della presenza pugliese nell’unimol … È stato un gioco davvero divertente e abbiamo riso tanto … Penso a quanto potrebbero divertirsi i bambini, dato che noi ci siamo divertiti così tanto.
In seguito, nelle altre lezioni abbiamo visto come si può giocare con le linee e i puntini, creando immagini e figure davvero belle … sull’esempio del grande Munari.
Nelle ultime lezioni ci siamo presentati scrivendo di noi stessi in modo breve, chiaro e anche divertente sul nostro blog e su quello del laboratorio … E credo che dopo questo laboratorio abbiamo scoperto qualcosa in più di noi stessi … la nostra parte più giocosa e divertente!

Pertanto, penso che questo laboratorio sia stato molto interessante, proprio per aver permesso a noi futuri educatori di sperimentare il gioco, cogliendo tanti aspetti di esso, come la creatività, la fantasia, la narratività e infine la possibilità, di cui nessuno potrà mai privarci, di sentirci un po’ bambini e di sorridere …  

sabato 10 novembre 2012

Presentazione in 140 battute

Ciao a tutti! Mi chiamo Elena, sono orgogliosamente molisana e quello che voglio fare nella vita è diventare autenticamente maestra.

sabato 3 novembre 2012

Faccia

Caccia al tesoro

1) Trova nel tuo gruppo di classe un bambino o una bambina a cui piace il tuo stesso cartone animato.

2) Trova nel tuo gruppo di classe un bambino o una bambina che ha almeno un nonno o una nonna con lo stesso nome di uno dei tuoi nonni.