Ho deciso qui di seguito di
analizzare più giochi, prendendo spunto da Grammatica
della fantasia e da alcuni articoli di una famosa rivista femminile Donna moderna, che pubblica ogni due,
tre settimane pagine dedicate ai bambini, che io conservo con cura.
L’indovinello
L’indovinello è un esercizio di
logica e di immaginazione. Si costruisce in tre fasi: lo straniamento (definire
l’oggetto per quello che è), l’associazione e comparazione (la definizione si
presta ad aperture, per via d’immagini, ad altri significati), la metafora
finale e l’attribuzione di una forma attraente alla definizione misteriosa, ad
esempio formulandola in versi.
Lo straniamento è un momento
essenziale, poiché rende possibili le associazioni meno banali e permette lo
scatto delle metafore più sorprendenti.
Ai bambini piacciono tanto gli
indovinelli perché rappresentano la forma concentrata, quasi emblematica, della
loro esperienza di conquista della realtà. Per un bambino il mondo è pieno di
oggetti misteriosi, di avvenimenti incomprensibili, di figure indecifrabili. La
loro stessa presenza nel mondo è un mistero da chiarire, un indovinello da
risolvere, girandogli attorno con domande dirette o indirette. La conoscenza
avviene, spesso, in forma di sorpresa. Di qui il piacere di provare in modo
disinteressato, per gioco, o quasi per allenamento, l’emozione della ricerca e
della sorpresa.
Ha a che fare con il gusto
degli indovinelli anche il gioco di nascondersi, che però ha un diverso
contenuto principale: quello di rivivere, per prova, la paura di essere
abbandonato, di essere perduto. O di perdersi.
In queste sfide s’irrobustisce
il senso di sicurezza del bambino, la sua capacità di crescere, il suo piacere
di esistere e di conoscere.
A livello didattico, sarebbe
molto interessante proporre degli indovinelli ai bambini sia di una scuola
primaria che di una dell’infanzia e poi costruirli insieme (lavoro più adatto a
una scuola primaria). In questo modo i bambini imparano anche a definire la
realtà, appropriandosi con divertimento della conoscenza.
Il
falso indovinello
Il falso indovinello è quello
che contiene già, in un modo o nell’altro, la sua risposta.
Un
signore di nome Osvaldo
Andò in
Africa e sentì caldo.
Si
domanda: aveva caldo così
Perché
era nato a Forlì
O perché
si chiamava Osvaldo?
Il signor Osvaldo aveva caldo
perché stava in Africa, luogo antonomastico delle alte temperature.
Rodari afferma che questo
esercizio è molto educativo, perché nella vita molte volte, per trovare la
risposta giusta, bisogna saper sfuggire alle false alternative.
Il
gioco del cantastorie
I bambini, a turno, salgono su
una predella come su una specie di tribuna e raccontano ai loro compagni,
accoccolati sul pavimento, una storia di loro invenzione, partendo da una
parola suggerita dalla maestra. Quest’ultima trascrive la storia, e il bambino
sta bene attento che lo faccia senza nulla dimenticare o cambiare. Pi il
bambino stesso illustra la sua storia con una grande pittura.
La mente in questo gioco
reagisce alle sue stesse immagini, giudicandole, governando le loro
associazioni con il contributo di tutta la loro piccola personalità in azione.
Io proporrei questo gioco nella
scuola dell’infanzia, però lo chiamerei CANTAIMMAGINI con i libri.
Nella scuola dell’infanzia, i
bambini guardano i libri e la loro attenzione viene catturata dalle immagini,
poiché la non conoscenza delle lettere e della parola comporta che la parte
scritta del libro per loro non sia degna di attenzione, ma è normalissimo.
Quando guardano le immagini, i
bambini immaginano cosa quel libro vuole dire e a volte si lasciano andare con
la fantasia.
Durante il tirocinio in una
scuola dell’infanzia di Isernia, ho preso dei libri ad alcuni bambini e li
sfogliavamo, Ad un certo punto un bambino di tre anni mi ha detto che lui
avrebbe raccontato una storia. Naturalmente non sapeva leggere e quindi lo
avrebbe fatto guardando le immagini. Il libro raccontava la storia di Dumbo,
Il bambino, guardando le
immagini stava raccontando una storia del tutto diversa, inventata da lui
pagina dopo pagina, in base alle immagini che visualizzava e il bello era che
creava neologismi davvero simpatici …
Per cui io proporrei il
CANTAIMMAGINI nella scuola dell’infanzia.
Il bambino sale su un tavolino e i bambini si
dispongono su una morbida coperta. La maestra propone un immagine al bambino
chiedendogli di raccontare una storia basata su quell’immagine, che potrebbe
essere anche il disegno di un altro bambino. Il bambino che è sul tavolino
inizia la storia. La maestra durante il racconto potrebbe introdurre anche
altre immagini, stimolando così ulteriormente la fantasia e il pensiero logico.
Il
girotondo
Semplice, ma dal significato
profondo. Ci si prende per mano e si crea un cerchio, la forma di un piccolo
mondo. Si gira, a ritmo della filastrocca, poi ci si ferma, le mani si staccano
e si conclude con allegria. Il girotondo piace tanto ai più piccoli perché
risponde ai loro bisogni profondi. Come quello di essere inclusi in un cerchio,
simbolo archetipico di unità, dove tutti sono importanti allo stesso modo e
fanno gruppo.
E poi si può partecipare a una
storia con il corpo, la mente e le emozioni. E, alla fine, quando si sciolgono
le mani, si torna a essere individui, ma più felici.
La
tana
Sotto il tavolo o dietro il
divano: dai due anni i bambini adorano rifugiarsi in un angolo segreto, magari
in compagnia del peluche preferito. È un gioco che esprime il naturale bisogno
dei piccoli di avere uno spazio che li contenga e protegga. Perché, mentre
iniziano a esplorare il mondo e non sono più in simbiosi con il corpo della
mamma, desiderano crearsi un caldo rifugio, uno spazio privato diverso da
quello pubblico, sociale. Un po’ come noi adulti che, tra gli impegni della
giornata, cerchiamo di trovare un momento tutto per noi. É una pausa rigenerante,
che aiuta il bambino a mettere a fuoco la propria identità.
La
caccia al tesoro
Piace ai piccolini che come
Pollicino inseguono i sassolini per trovare la strada. È uno dei giochi più
completi, perché ci sono la fisicità della corsa, l’intuito, la ricerca delle
cose che uno non sa e deve andare a cercare. Ci sono anche l’intelligenza, la
capacità logica, il pensiero laterale. E infine c’è l’emozione:l’attesa della
busta da aprire, la gioia nello scoprire nello scoprire un indizio, il fatto di
mettersi alla prova, la speranza di trovare il tesoro. Inoltre, la caccia
presuppone collaborazione e lealtà.
L’aquilone
Per i bambini è l’icona della
gioia e della libertà, il gioco dell’estate, quando il cielo è blu e solcato
appena da qualche nube. Anche se i cinesi fin dall’antichità l’hanno usato come
arma militare e come oggetto legato a una simbologia, l’aquilone rimane uno dei
giochi preferiti dai bambini.
Farlo volare ed essere in grado
di controllarlo per i bambini è una grande soddisfazione.
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