domenica 14 ottobre 2012


Storia della palla “blog-blog”


Ad Isernia era appena iniziata la scuola e i bambini i primi giorni avevano ancora l’opportunità di passare i pomeriggi del doposcuola a giocare con i compagni, nei cortili delle case o per le strade della cittadina.
Infatti, i compiti ancora non erano stati assegnati e il sole riscaldava con generosità i pomeriggi settembrini.
In particolare, vi era un gruppo molto vivace di quattro bambini di otto anni che si trastullavano fra un gioco e l’altro, scorazzando per le stradine di Isernia.
I bambini si chiamavano Francesco, Vincenzo, Michele e Antonio e abitualmente si dilettavano con le partite a pallone, con i videogiochi o con le figurine.
Ma quello che preferivano fare era giocare a pallone da soli o con gli altri bambini.
Erano stati sempre ammaliati dalla forma perfetta della palla e dal suo potere rimbalzante.
Il guizzo che faceva nel momento in cui veniva colpita con il piede, con la testa , con la mano o con qualsiasi altra parte del corpo con cui riuscivano a colpirla era per questi bambini strabiliante.
Proprio per questa ragione, acquistavano spesso palle dal loro negoziante di fiducia, Mario, che aveva un piccolo negozio di balocchi nel centro storico.
Era arrivato il momento di cambiare palla e così Francesco, Antonio, Vincenzo e Michele decisero di andare dal signor Mario.  Questa volta, volevano una palla colorata, bella e lucida, ma non trovarono quello che volevano, o, per meglio dire, non la trovarono da Mario…
Infatti, stavano tornando dal negozio dei balocchi, delusi per non aver trovato ciò che volevano, quando all’improvviso iniziarono a sentire un rumore strano che faceva «blog - blog», «blog - blog».
Guardarono attorno a loro e videro una palla rossa che rimbalzava di qua e di là.
Si aspettavano di vedere dei bambini che correvano dietro la palla ma non videro nessuno.
Così, dato che la palla era molto bella, decisero di prendersela.
Francesco, tese la mano per afferrarla, ma la palla continuò a rimbalzare facendo «blog - blog», «blog - blog», «blog - blog».
Per i bambini era strano questo rumore, perché tutte le altre palle facevano «zum - zum», «zum - zum», invece questa faceva «blog - blog», «blog - blog» e questa particolarità incentivava il desiderio di averla.
Ma la palla scappava, finchè dopo essersi stancata si fece prendere daqi bambini che, contenti e soddisfatti, cominciarono a giocarci spingendola con i piedi.
Ma la palla incominciò a dire: «Ai – ai, mi fate male!».
I bambini, stupiti, si fermarono, guardarono la palla e scoprirono che parlava.
«Ciao, io mi chiamo Rossella perché sono rossa e voi?»
I bambini si presentarono meravigliati e anche un po’ impauriti, ma presero subito confidenza con Rossella, che presto chiese loro: «Mi riportate a casa?».
«Ma dove è la tua casa?» chiesero i bambini.
La palla disse: «La mia casa è in biblioteca».
Così, andarono in biblioteca, e la palla li accompagnò in mediateca, dove c’erano dei computer e disse: «Ecco la mia casa, sono uscita da lì, ma non riesco più a rientrare, mia madre mi starà cercando!»
«Ma la tua casa è il computer, quella scatoletta lì?», chiesero i bambini meravigliati.
«Si, è proprio quella … ero incuriosita da questo mondo, che vedevvo da lì dentro ogni volta che accendevano la scatoletta e così stamattina ho fatto un grande balzo e senza che nessuno mi vedesse sono uscita fuori!».
«E come facciamo a farti rientrare?»
«Non lo so …».
Allora i bambini iniziarono a lanciare la palla contro lo schermo, ma la palla dopo essere rimbalzata sullo schermo finiva sulla testa dei bambini.
Finché, dopo vari tentativi, la palla, casualmente, rimbalzò sul bottone di accensione del pc e all’improvviso sparì in un rumoroso “blog”.
I bambini contenti, ma anche un po’ dispiaciuti per la palla che non c’era più, incominciarono a incuriosirsi  e per la prima volta  quella scatoletta, di cui la maestra parlava sempre, destò in loro curiosità.
Così incominciarono a esplorare il computer per cercare Rossella e dopo tanto la trovarono, ma oltretutto nei giorni seguenti a scuola mostrarono di avere ottime capacità nell’utilizzare il pc, che diventò il loro passatempo preferito.


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